consigli, Esclusivo

Intervista a Ciro Bruno Linardo – #ProcidaNonDeveMorire


Buongiorno Ciro, ci parli un poco dell’ispirazione che l’ha portata a scrivere questo romanzo.

Buongiorno a voi innanzitutto e grazie per l’intervista che mi avete concesso.

Il racconto nasce dall’unione di due mie passioni, per i saharawi ed il deserto in cui vivono e per i procidani e la loro meravigliosa isola.

Il mare, i panorami e la luce che tutti i giorni accompagnano il percorso verso il mio luogo di lavoro, Procida appunto, hanno fatto il resto. Questo libro è stato interamente scritto in navigazione e pertanto l’ho definito un “boat book”.

L’isola di Procida, dove la storia prende luogo, è un luogo magico per lei? O per meglio dire, da favola?

Procida è da sempre un luogo magico e fonte d’ispirazione per chi, come me, ha la sensibilità di coglierne la bellezza. I profumi del mare e della terra, l’architettura arabeggiante e le tinte pastello degli edifici, la personalità degli isolani inizialmente scontrosi ma poi generosi, ma soprattutto quei ritmi lenti ma continui ed inesorabili come il moto ondoso denotano una comunità umile e laboriosa, che conserva ancora valori semplici ed autentici. Credo che questi rappresentino la base da cui dovremmo ripartire quando quest’incubo invisibile sarà terminato.

Favola, all’anagrafe Betta, invece è la bella fidanzata di Moulay, il giovane saharawi protagonista del racconto.

È la sua prima esperienza come scrittore? Ha in mente di scrivere altri libri?

Mai nella vita avrei immaginato di scrivere un libro. L’italiano a scuola era la mia materia “spreferita” (perdonate il neologismo), ma talvolta la vita ti riserva delle piacevoli sorprese e la realtà riesce anche a superare la fantasia. È ciò che mi sta accadendo dopo la pubblicazione del mio primo romanzo che, con quasi mille copie vendute in un anno di vita, mi sta regalando soddisfazioni impreviste, luoghi magici e relazioni interessanti e proficue.

La passione per la scrittura quando comincia a scorrerti nelle vene diventa parte di te e quindi, come ossigeno puro, non puoi più farne a meno. Ho appena terminato la scrittura del mio secondo romanzo titolato “Fiori nell’hammada”, edito ancora da Edizioni Mea una giovane e promettente casa editrice napoletana con cui ho instaurato un rapporto quasi fraterno.

Il titolo del libro sembra quasi un richiamo al famoso romanzo “Misery” di Stephen King da cui è stato tratto il film “Misery non deve morire”. Quali sono le affinità tra i due?

In realtà il titolo è un guanto di sfida, motivo per cui ho anteposto l’# che è proprio il simbolo della sfida (le challenge) nei social network. Giovanni, bancario, viene improvvisamente assegnato nella piccola filiale di Procida, prossima alla chiusura a seguito di un piano di riduzione dei costi del proprio istituto di credito. Affascinato dall’isola e dai suoi abitanti decide di impegnarsi al massimo per evitare la soppressione dell’agenzia. C’è poi un altro significato che scoprirete leggendo il romanzo e collegato al destino di zia Vittoria, la facoltosa zia procidana di Moulay.

Con la storia raccontata da Stephen King c’è un punto di contatto molto forte che riguarda le forme che l’amore può assumere, ma non posso spoilerare nulla.

Lei è il tesoriere di una piccola Ets (Ente del Terzo Settore) impegnata in favore del popolo saharawi. Qual è stata l’esperienza personale più significativa con tale popolazione che ci può raccontare?

Nel Marzo 2019 sono stato per circa dieci giorni ai campi profughi in Algeria, vicino Tindouf, dove il popolo saharawi vive profugo ed esule. I saharawi infatti, dopo essere stati una colonia spagnola per oltre quarant’anni, nel 1975 a seguito di un accordo tra Spagna, Marocco e Mauritania vengono invasi dall’esercito marocchino che ancora oggi occupa illegalmente il loro territorio natìo, il Sahara Occidentale. Dopo sedici anni di guerra, nel settembre 1991 viene firmato un accordo per il cessate il fuoco sotto l’egida dell’ONU. A valle di questo accordo avrebbe dovuto svolgersi un Referendum di autodeterminazione del popolo saharawi che nel frattempo aveva fondato nel 1976 la RASD (Repubblica Araba Saharawi Democratica). Purtroppo però, a tutt’oggi, dopo ben 45 anni tale Referendum non è ancora stato realizzato e i saharawi vivono in tre differenti zone. Quelli che si sono arroccati nel Sahara Occidentale vivono in completa privazione dei diritti civili; quelli che abitano nei territori liberati a seguito della guerra, a ridosso di un muro di 2.720 Km costruito dal Marocco negli anni ’80 e disseminato da mine antiuomo; ed infine quelli che popolano il deserto dell’hammada, una zona difficile e inospitale offerta dal governo algerino. Il popolo saharawi vive in condizioni di estrema povertà grazie agli aiuti umanitari dell’ONU e delle altre associazioni umanitarie, come la nostra.

Buona parte del ricavato del libro viene devoluto al popolo saharawi, che è uno dei più alfabetizzati d’Africa.

Quali effetti ha avuto su di lei tale esperienza e quanto ha trasformato la sua vita?

La missione ai campi profughi saharawi svolta due anni fa ha completamente stravolto la mia scala di valori e le mie priorità. Mi ha profondamente colpito la grande dignità con cui vive questo popolo fiero ed il sorriso puro dei bambini, poveri ma con una grande ricchezza interiore. Ritengo che un viaggio del genere debba essere compiuto da ciascuno di noi per apprezzare tutto ciò che abbiamo e che invece troppo spesso diamo per scontato.

La mente creativa blog parla diffusamente di creatività. Lei si ritiene una personalità creativa? Che cosa stimola la sua creatività?

Ho sempre avuto grande fantasia nello scrivere dediche, bigliettini di auguri e qualche poesia (ne ho composta una bellissima quando è nata mia figlia Lorena). Ritengo tuttavia che il mio motore principale sia la curiosità. Tutto ciò che mi circonda fornisce degli stimoli al mio io bambino e ficcanaso. Non a caso ho deciso oltre vent’anni fa di diventare un sindacalista. Ho sempre a cuore i problemi degli altri, mi faccio condottiero per riportarli nelle opportune sedi e divento ossessivo e petulante fino alla loro risoluzione. Traggo spunti da ogni cosa che vedo, che capita a me o agli altri e la adatto alla scrittura che oramai pervade ogni mia cellula.

Vi invito a leggere #ProcidaNonDeveMorire -un saharawi con il mare nel cuore per condurvi in un viaggio multi sensoriale nei miei sentimenti attraverso quel ponte culturale che attraversando mari, montagne e deserto unisce la capitale italiana della cultura 2022 con un popolo fantasma che chiede pacificamente di ritornare ad abitare la propria Terra e a sentire il profumo del mare…

Giovanni, bancario con la passione per gli altri e per i viaggi, viene assegnato alle filiale di Procida. Un evento casuale lo avvicina a Moulay, un ragazzo saharawi che studia sull’isola, e alla sua fidanzata “Favola“. L’incontro tra questi due lontanissimi mondi favorisce la nascita di un’intensa amicizia, rafforzata dal tentato omicidio di zia Vittoria, anima autentica e recondita di questo “scoglio incantato“. Giovanni impara a vedere l’isola con gli occhi di questo giovane apolide del deserto e sarà questa nuova prospettiva ad aiutare gli inquirenti nella soluzione del caso. Perché zia Vittoria è essa stessa Procida e… non deve morire.

Disponibile su:

Amazon

Edizioni Mea

Promoted Post

Sponsored Post Learn from the experts: Create a successful blog with our brand new courseThe WordPress.com Blog

WordPress.com is excited to announce our newest offering: a course just for beginning bloggers where you’ll learn everything you need to know about blogging from the most trusted experts in the industry. We have helped millions of blogs get up and running, we know what works, and we want you to to know everything we know. This course provides all the fundamental skills and inspiration you need to get your blog started, an interactive community forum, and content updated annually.

ALA, Selezionato per voi

KAHLIL GIBRAN, La bellezza (Il Profeta)


Gibran

E un poeta disse: Parlaci della Bellezza.
E lui rispose:
Dove cercherete e come scoprirete la bellezza, se essa stessa non vi è di sentiero e di guida?

E come potrete parlarne, se non è la tessitrice del vostro discorso?
L’afflitto e l’offeso dicono: “La bellezza è nobile e indulgente.
Cammina tra noi come una giovane madre confusa dalla sua stesa gloria”.
E l’appassionato dice: “No, la bellezza è temibile e possente.
Come la tempesta, scuote la terra sotto di noi e il cielo che ci sovrasta”.

Lo stanco e l’annoiato dicono: “La bellezza è un lieve bisbiglio. Parla del nostro spirito.
La sua voce cede ai nostri silenzi come una debole luce che trema spaurita dall’ombra”.
Ma l’inquieto dice: “Abbiamo udito il suo grido tra le montagne,
E con questo grido ci sono giunti strepito di zoccoli, battiti d’ali e ruggiti di leoni”.

Di notte le guardie della città dicono: “La bellezza sorgerà con l’alba da oriente”.
E al meriggio colui che lavora e il viandante dicono:
“L’abbiamo vista affacciarsi sulla terra dalle finestre del tramonto”.
D’inverno, chi è isolato dalla neve dice: “Verrà con la primavera balzando di colle in colle”.
E nella calura estiva il mietitore dice: “L’abbiamo vista danzare con le foglie dell’autunno e con la folata di neve nei capelli”.
Tutte queste cose avete detto della bellezza,
Tuttavia non avete parlato di lei, ma di bisogni insoddisfatti.
E la bellezza non è un bisogno, ma un’estasi.
Non è una bocca assetata, né una mano vuota protesa,
Ma piuttosto un cuore bruciante e un’anima incantata.
Non è un’immagine che vorreste vedere né un canto che vorreste udire,
Ma piuttosto un’immagine che vedete con gli occhi chiusi, e un canto che udite con le orecchie serrate.
Non è la linfa nel solco della corteccia, né l’ala congiunta all’artiglio,
Ma piuttosto un giardino perennemente in fiore e uno stormo d’angeli eternamente in volo.

Popolo di Orfalese, la bellezza è la vita, quando la vita disvela il suo volto sacro.
Ma voi siete la vita e siete il velo.
La bellezza è l’eternità che si contempla in uno specchio.
Ma voi siete l’eternità e siete lo specchio.

KAHLIL GIBRAN, La bellezza (Il Profeta)

ALA

Come l’ordine emerge dal caos nell’universo, nella natura e nella vita quotidiana


chaos
Steven Strogatz, un matematico di spicco nel campo del caos e della teoria della complessità, nel suo libro Sync spiega come la sincronia funzioni su multipli sistemi a livello di micro e macro. Fornisce vari esempi di risonanza dalla fisica, biologia, chimica e neuroscienza per illustrare la sincronia, tra cui:
  • Le lucciole di una certa specie accendono le loro piccole luci sincronizzandosi con un gruppo di altre lucciole.
  • Il cervello umano può attivare un grande numero di neuroni che rispondono a frequenze specifiche chiamate sincronia neuronale.
  • Quando i fotoni della stessa potenza e frequenza sono sincronizzati, producono il laser.
  • La rotazione della luna è esattamente sincronizzata con la sua orbita attorno alla Terra in modo tale da permetterci di vedere sempre il medesimo lato.
ALA

Teoria della risonanza della consapevolezza


106673046_3124599277631001_7471798288289041838_o

Einstein una volta dichiarò che tutto è energia e gli scienziati moderni hanno puntualizzato che è tutta una questione di vibrazioni.
Mentre la legge dell’attrazione sostanzialmente spiega che la consapevolezza umana è in costante sincronizzazione con la consapevolezza superiore universale, in effetti, una risonanza è al centro non solo della consapevolezza umana ma della realtà fisica in generale.
Tam Hunt e Jonathan Schooler, studiosi dell’Università della California, Santa Barbara, hanno sviluppato la “teoria della risonanza della consapevolezza” che suggerisce che tutte le cose nel nostro universo vibrano costantemente e attraggono cose della stessa frequenza. Questo è descritto oggi come il fenomeno dell’auto-organizzazione spontanea. In altre parole, la tua consapevolezza si sincronizza costantemente con il mondo intorno a te e organizza le cose nella tua vita in risonanza con le tue vibrazioni.

ALA

Pensare di essere giovane fisicamente ti mantiene giovane


xsempregiovani
Nel 1979 è stato condotto uno studio su uomini di 70-80 anni per verificare la differenza tra il ricordare la giovinezza con affetto e riviverla realmente.
Un gruppo ha ricordato e parlato dei loro giorni di gioventù, mentre l’altro gruppo ha effettivamente fatto finta di essere giovane, circondandosi di spettacoli televisivi, musica e attività della loro giovinezza.
Alla fine dell’esperimento, coloro che immaginavano di essere fisicamente più giovani mostravano segni di ringiovanimento. La pressione sanguigna era più bassa, l’artrite era diminuita e addirittura la vista e l’udito erano migliorati.
Immaginandosi semplicemente più giovani, è stato possibile invertire effettivamente l’invecchiamento fisico di un certo grado. I loro pensieri lo hanno reso possibile.
ALA

L’esperimento della meditazione dell’estate ’93 in Washington D.C.


wdc
Un gruppo di 4.000 persone si offrirono volontariamente per meditare sulla pace e l’amore per ridurre la quantità di crimine nell’area ad alta criminalità di Washington, DC. Un team di scienziati e ricercatori si interessarono al progetto e lo approcciarono con imparzialità studiando ogni variabile immaginabile.
I risultati furono chiari: durante il mese della meditazione, il crimine scese del 25%, dimostrando in modo definitivo e scientifico che i pensieri positivi di un gruppo di persone possono influenzare e cambiare il comportamento degli individui malintenzionati.
Oltre i pensieri

Shakespeare e una non metafora


Io considero il mondo per quello che è: un palcoscenico dove ognuno deve recitare la sua parte.

W. Shakespeare

Non lo sapete che siamo comparse nel grande ottovolante della vita?

Non lo sapete che ci è concesso solo recitare una parte, più o meno significante, ma dalla quale non possiamo sottrarci?

Perché tanta resistenza da parte nostra? Forse ci equivochiamo a considerare la libertà come un atto o una serie di azioni non in linea con un piano universale? Che senso ha spendere tanta energia e sforzi per andare contro corrente, un desiderio quasi assurdo di sovrastare il naturale corso degli eventi?

Da che mondo e mondo qualsiasi filosofia, religione o senso comune ammette che la non resistenza è il modo più rapido ed efficace di arrivare là dove vogliamo e nel profondo di noi stessi l’intuito ci suggerisce lo stesso.

Ma siamo o no consapevoli di recitare una parte in questo teatro? Questa è l’unica domanda che conta…

Non buttiamo via i migliori anni della nostra vita nel dubbio o nella disperata incertezza. Danziamo in armonia con il dolce suono della nostra natura interiore che ci guida e ci conduce verso la saggezza.

Shakespeare non usava troppe metafore per questioni fondamentali come questa: consideriamo allora il mondo per quello che è e nulla più.